Arcilebica sposa la transofobia di Adinolfi e danneggia anni di lotte per i diritti civili



È difficile non provare un senso di repulsione dinnanzi ad un inaccettabile post pubblicato da Arcilesbica nazionale sulla sua pagina Facebook. Accanto all'immagine di una donna con labbra cucite con del fil di ferro c'era un titolo agghiacciante: I am a woman. You are a Trans Woman. And that distinction matters (Io sono una donna. Tu sei una donna transessuale. E questa differenza conta).
A peggiorare la situazione è come quel link rimandasse ad un articolo firmato con lo pseudonimo altamente volgare di PolelifeandPussy in cui una sedicente femminista si dice «arrabbiata» perché le donne transessuali non le riconoscerebbero quella sua presunta superiorità che lei sostiene derivi dal fatto che lei abbia ricevuto una vagina senza bisogno della chirurgia. Un po' come se si dicesse che un bambino che ha subito un'operazione per poter iniziare a camminare debba essere ritenuto inferiore a chi camminava dalla nascita.
La teoria esposta si basa infatti sul sostenere che esisterebbe un non meglio precisato "bagaglio culturale" derivante dall'aver avuto una vagina al momento della nascita. Insomma, il tipico "diritto di nascita" tanto in voga durante gli anni del nazismo.
L'autrice dell'articolo transofobico ci informa anche che lei si sente infastidita nel dover condividere i bagni con persone transessuali.

La gravità del fatto è evidente, dato che una sedicente associazioni per i diritti delle persone lgbt attacca tre dei quattro gruppi inclusi in quell'acronimo nella speranza di poterne trarre un profitto. In fondo si sa che agli eterosessuali piace vedere due lesbiche che limonano davanti a loro. E si sa anche che i sedicenti cattolici odiano i principalmente i gay, dato che sono loro a mettere in dubbio il loro dogma sulla dominazione maschile della donna come atto voluto da Dio. Quindi perché non assecondare il loro odio verso transessuali e gay nella speranza che che ne posa ricavare qualcosa per loro stesse?
Peccato che la creazione di distinguo è sempre rischiosa. Se la lesbica sostiene che «conta» il fatto che lei non abbia mai avuto un pene, allora perché mai Adinolfi non dovrebbe poter dir che «conta» il fatto che a lui piacciano le tette? O perché non dovrebbe poter raccontare che la penetrazione vaginale sia «un bagaglio culturale» che rende le vere donne diverse e superiori rispetto a quelle lesbiche che si strusciano come gattine in calore?

Tra le prime proteste si regista quella presidente di Arcigay Napoli, Antonello Anteo Sannino, che osserva: «Arcilesbica morente sceglie di usare il linguaggio e il pensiero dei movimenti ultracattolici. Fondamentalismo puro! Qualcuna della dirigenza nazionale di Arcilesbica usa l’associazione per posizionarsi in qualche partito per le prossime elezioni politiche? [...] Questo integralismo di Arcilesbica è inaccettabile. Usare le parole e i pensieri dei movimenti ultracattolici è qualcosa di aberrante. Dopo la posizione terribile sulla GPA, ora l’attacco al mondo transessuale. Non decide Arcilesbica cosa significa essere donna, come non decide Arcilesbica sull’autodeterminazione delle donne, sul loro corpo e su quello delle persone transgender. Un balzo indietro di 40 anni, ma Arcilesbica esiste ancora? [...] Quattro gatte impongono a tutta Arcilesbica e alle donne lesbiche italiane una colossale figura di merda. Altro che femminismo, la loro prepotenza muscolare all’interno della stessa Arcilesbica e nel movimento lgbt* italiano rappresenta il peggio del maschilismo e delle logiche del potere maschile, altro che femminismo!».
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