La testimonianza shock sulla persecuzione dei gay in Cecenia



Il Russian LGBT Network ha diffuso il video shock di una testimonianza sulle torture inflitte ai gay in Cecenia. L'uomo è un gay che per nascondere la sua sessualità ha dovuto sposare con una donna dalla quale ha avuto tre figli.
La polizia si è recato alla sua abitazioni e l'ha prelevato dopo che il suo nominativo è stato trovato tra contatti di un altro uomo già detenuto nei campi di concentramento illegali. Dato il clima conservatore della Cecenia, è impossibile anche solo ipotizzare di poter fare coming out e le reti private solo l'unico mezzo con cui i gay possono entrare in contatto tra di loro, motivo per cui è a quelle reti che miravano le autorità.
Racconta di come sia stato portato in un edificio con i muri molto spessi, all'interno del quale ha visto molte facce conosciute. Ovviamente, tutti facevano finta di non conoscersi. È stato picchiato per ore: gli agenti hanno usato l'elettricità e gli hanno fratturato le costole, volavano facesse il nome di altri gay. Lui non ha ceduto, anche dopo aver assistito alla liberazione dell'uomo che li aveva venduti alla polizia.
I prigionieri venivano tenuti senza cibo né acqua, l'unica assunzione di liquidi poteva avvenire solo durante le abluzioni, prima delle preghiere. L'uomo è stato rinchiuso in quelle condizioni per una settimana prima di essere scarcerato. Alla sua famiglia venne raccontato che era stato arrestato perché sospettato di essere gay: per sua fortuna non credettero a quelle parole, altrimenti sarebbero stati i suoi parenti ad ucciderlo.
Quando iniziò la seconda ondata di arresti, l'uomo ha saputo da una ex vicina che la polizia lo stava nuovamente cercando. Scappò e trovò rifugio presso alcuni alcuni amici. Fu uno di loro a convincerlo a rivolgersi alle associazioni lgbt perché potessero aiutarlo a lasciare la Cecenia. Telefonò alla sua famiglia per dire che sarebbe partito per un viaggio di lavoro e abbandonò la sua terra.
L'uomo racconta che tra i "cacciatori di gay" c'è anche un suo parente e che circa 200 uomini siano stai arrestati. Almeno 20 di loro sono morti. Ma l'incubo non è finito con la fuga: l'uomo ha paura. Ha paura di usare il telefono. Ha paura ogni volta che sente passare qualcuno. Ha persino pensato di impiccarsi ma ha desistito solo perché "è peccato". E non sa darsi pace al pensiero di come sua figlia pianga perché non riesce a dormire se lui è fuori casa.

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