Hobby Lobby contrabbandava reperti storici: dovevano far parte del loro Museo della Bibbia



La catena di negozi statunitense Hobby Lobby è salita alla ribalta delle cronache per aver creato un precedente molto pericoloso. Inneggiando ad una presunta "libertà di religiose", nel 2014 la catena è riuscita ad ottenere una sentenza che li dispensava dagli obblighi di legge in materia di assistenza sanitaria sulla base del proprio credo religioso. La loro tesi è che se una persona ha un datore di lavoro che si definisce cristiano, quella persona non deve poter avere accesso a sistemi contraccettivi o all'aborto nella sua vita privata.
Ora si torna a parlare di loro per un traffico illegale di di reperti storici trafugati illegalmente dall'Iraq. I procuratori federali di Brooklyn hanno appurato che, a partire dal 2009, i proprietari cristiani evangelici di Hobby Lobby hanno trafugano oltre 5.500 reperti storici dal Medio Oriente per dar vita al loro "Museo della Bibbia". Nel solo 2010 spesero oltre 1,6 milioni di dollari presso dei contrabbandieri di manufatti. L'importazione negli Stati Uniti veniva organizzata attraverso la produzione di documenti falsi che alteravano le informazioni sul contenuto e sull'origine delle spedizioni
Steve Green, presidente della società, dichiara che la raccolta di manufatti derivanti dalle aeree bibliche fosse da intendersi come «coerente con la missione e la passione della società per la Bibbia» e spergiura che fosse loro intenzione esporre quegli oggetti in musei e istituzioni pubbliche. Riguardo all'importazione illegale, si è giustificato sostenendo che Hobby Lobby è «nuova nel mondo dell'acquisizione di simili elementi e non ha pienamente compreso le complessità del processo di acquisizione» e che sarebbero stati commessi errori «spiacevoli».
L'azienda sta ora trattando un risarcimento per contrabbando di reperti storici.
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