Le Cecenia ha aperto campi di concentramento per i gay. Arcigay invita Mattarella a non tacere durante la sua visita in Russia



Assumono forme sempre più drammatiche le notizie che giungono dalla Cecenia, dove ormai si parla apertamente di campi di sterminio per i gay. Dopo gli arresti di almeno cento uomini sospettati di essere omosessuali, la Novaya Gazeta riporta che in tutta la regione si starebbero ripetendo episodi simili.
Le autorità avrebbero anche rimesso in funzione alcune ex-caserme militari per adibirle a centri di reclusione per tossicodipendenti e «uomini dall'orientamento sessuale non tradizionale o sospetto».
In violazione dei più basilari diritti umani, le vittime verrebbero torturate a morte per cercare di estorcere loro i nominativi di altri possibili omosessuali da arrestare. Pare che i loro telefoni vengano setacciati e che si invitino le famiglie più integraliste ad uccidere eventuali familiari dovessero nascondersi a quelle retate. È in atto quelli che in molti hanno cominciato a chiamare “lo sterminio degli omosessuali”.
Alcune testimonianze raccontano di condizioni di prigionia disumane, con stanze affollate e torture crudeli inflitte per intere settimane. Si registra anche una forte corruzione degli ufficiali, con persone ridotte a vendere le proprie proprietà personali pur di pagare una bustarella e vedersi "restituito" un proprio caro.
Dinnanzi a tutto ciò, l’ultraconservatore Ramzan Kadyrov continua a negare l'accaduto e trova divertente scherzare con frasi in cui alterna il sostenere che sia tutto un pesce d'aprile all'incitare all'omicidio dei gay. Ma le testimonianze che riportano i fatti appaiono troppe e troppo simili per non essere credibili.

Dinnanzi a simili fatti, Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, invita Mattarella a prendere posizione: «In occasione della visita istituzionale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Russia, vogliamo richiamare l'attenzione del Capo dello Stato alle notizie che da ormai diversi giorni giungono dalla Cecenia, dove un centinaio di persone omosessuali sarebbero state rastrellate, detenute, torturate e in alcuni casi addirittura uccise per il loro orientamento sessuale. La notizia, lanciata dalla Novaya Gazeta, la testata russa indipendente che pubblicò gli articoli di Anna Politkovskaja, è stata inizialmente liquidata dalle autorità russe come un pesce d'aprile. Nei giorni successivi, però, diverse fonti e testimonianze dirette hanno confermato quel racconto, e nelle ultime ore riceviamo addirittura notizia di un vero e proprio campo di concentramento per le persone omosessuali a ridosso del confine tra la Cecenia e la Georgia. Anche lo Human Rights Watch, attraverso l'osservatrice Tanya Lokshina, ha denunciato l'impennata di violenza nei confronti delle persone lgbti in Cecenia. Non si tratta di un fatto isolato né inatteso: quello che succede nei territori della federazione russa è l'esito estremo e raccapricciante della politica omofoba e violenta di Vladimir Putin. Ne tenga conto allora il Presidente Mattarella quando incontrerà il collega russo: quando stringerà quella mano non lo farà nel nostro nome. La violazione dei diritti umani e i crimini che Putin esibisce o giustifica dentro e fuori dai suoi confini sono un punto ineludibile e in nessun modo trascurabile: auspichiamo che lo siano anche nella visita del Presidente della Repubblica Italiana in Russia».
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