Heather Parisi risponde alla disinformazione di Marco Guerra (responsabile stampa della Manif pour Tous) promossa da Belpietro



Da giorni i siti integralisti parlano di una presunta lettera in cui due genitori gay si lamenterebbero di una figlia che avrebbe chiamato la mamma in un momento di tesi. Si tratta di un post del 2014, anche se l'integralismo l'ha rispolverata solo in questi giorni per spacciarla come un fatto di attualità utile a sostenere che i gay non debbano poter essere genitori.
Ed è proprio sostenendo falsamente che si tratterebbe di una lettera «di qualche giorno fa» che il solito Marco Guerra ha raccontato quella storiella dalle pagine del giornale di Belpietro in una sezione dedicata a quella che loro chiamano "dittatura delle minoranze" (ovviamente in virtù del loro sostenere che le minoranze, in quanto tali, non debbano poter pretendere nulla).

A rispondere a Guerra ci ha pensato Heather Parisi, che dal suo sito scrive:

Oggi mi capita per le mani, l'articolo di Marco Guerra ed ho l'ennesima comprova che tra il suo modo di fare giornalismo e "la verità" la differenza è incolmabile.
Strillo e titolo: "Voglio la mamma!" Coppia di padri gay in tilt: la figlia quando piange implora l'aiuto della madre - John Hart, scrittore omosex canadese, ha adottato una bimba assieme al compagno e ora non si dà pace: "Come mai quando è disperata cerca una madre?" - I bambini non possono diventare oggetto di esperimenti sociali per soddisfare i desideri degli adulti.
Guerra racconta quanto scrive "John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto che non riesce proprio a capire perché la sua figlia adottiva possa implorare l'aiuto della madre". E aggiunge: "Hart qualche giorno fa ha affidato il suo sfogo alle pagine di uno dei più noti siti per genitori omosessuali maschi, gaywithkids (il sito è gayswithkids con una s) dove "non riesce a darsi pace per l'invocazione della mamma da parte della figlia".
Qualche giorno fa? L'articolo di Hart è del 25 Luglio 2014 e quindi di ben 3 anni fa! Perché tirarlo fuori adesso e mentire sulla data?
L'articolo di Guerra è intriso di un'insopportabile sarcasmo e dei soliti beceri pregiudizi nei confronti dei "paranoici" genitori omosessuali incapaci di ammettere il limite di un ruolo genitoriale che (secondo Guerra) non può completarsi da sé".

Heather Parisi spiega anche che la tesi sostenuta da Guerra non sia altro che una pericolosa alterazione della realtà, dato che l'articolo citato come fonte diceva cose assai diverse:

In realtà, se davvero si volesse leggere l'articolo di Hart, se ne trarrebbero ben altre riflessioni. Ma forse Guerra non conosce bene l'inglese o non gli importa e omette colpevolmente di riportare le spiegazioni che Hart dà per l'atteggiamento della figlia.
Il comportamento, spiega Hart, è del tutto naturale perché la bambina imita (mimicking) le compagne e i compagni di scuola che quando si trovano in difficoltà "vogliono la mamma". E noi sappiamo come il fenomeno imitativo in ambito adolescenziale sia estremamente diffuso e si estenda anche ad altri comportamenti.
E non conta nulla se Hart alla fine dipana ogni dubbio, raccontando l'episodio della figlia che senza imbarazzo o esitazione alcuna, ma con piena consapevolezza, ad una donna che le offre i fiori per la mamma, risponde che non lei non ha una mamma, ma un daddy e un papà.
Per Guerra è solo "un colpo di scena che aggiusta tutto", manco fosse una commedia americana. L'analisi finale di Guerra è scontata: "Resta comunque il fatto che anche nel sito che esalta e promuove l'omogenitorialità aleggia il convitato di pietra della presenza della madre. Il grido «voglio la mamma» interroga anche buona parte della comunità omosessuale e il suo progetto di autorealizzazione. Molti gay - come Domenico Dolce e Stefano Gabbana - hanno infatti espresso la loro contrarietà alle adozioni per coppie delle stesso sesso, condividendo il principio che i bambini non possono diventare oggetto di esperimenti sociali per soddisfare i desideri degli adulti. Nell'istituto dell' adozione l' interesse superiore del bambino è ritrovare un padre e una madre. Ancora più brutale è poi la pratica dell' utero in affitto, che fin dal concepimento prevede la programmazione di un bambino che sarà orfano della madre".

E se sappiamo che Dolce e Gabbana vengono ossessivamente citati dall'integralismo cattolico solo perché vorrebbero utilizzarli come strumenti di auto-assoluzione da qualunque accusa di omofobia, patetico è il sostenere che l'opinione di due persone debba prevalere su quella di milioni solo perché gradita a chi disprezza il prossimo con precise finalità politiche. Scrive la Parisi:

Caro direttore e Caro Guerra, pretendere di fare analisi statistiche sul numero di gay pro e contro le adozioni per coppie dello stesso sesso, basandosi sulle parole di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, è come voler stabilire l'orbita di un satellite usando un aeroplano di carta. Dolce e Gabbana non rappresentano il mondo gay e per certi versi lo hanno profondamente tradito.
L'interesse superiore di un bambino è di trovare un ambiente famigliare sano e amorevole a prescindere da come è composto il nucleo famigliare. Finiamola di pensare che bastino due genitori di sesso diverso a fare una famiglia perfetta. Il mondo è pieno di famiglie tradizionali dove i figli subiscono abusi e violenze.
L'Italia si è distinta per ben più disastrosi esperimenti sociali, quelli sì da condannare. Penso al fatto che ancora oggi sia negato di fatto attraverso l'obiezione di coscienza dei medici, il diritto della donna di abortire con conseguenze drammatiche per le donne. Penso alla legislazione italiana sulla procreazione assistita che ha creato il fenomeno del turismo procreativo.
Caro direttore Maurizio Belpietro, invece di fare un giornalismo urlato che parla solo alle viscere della gente, provi a fare un giornalismo sussurrato che apra la mente delle gente.

Un commento ineccepibile a quel rantolo d'odio che non a caso è firmato dal responsabile dell’ufficio stampa della Manif pour Tous, un'organizzazione politica legata alla HazteOir di Ignacio Arsuaga che ha fatto dell'intolleranza e della promozione d'odio il proprio core business.
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