Gianfranco Amato sostiene che Dio sia proprietà sua e che i gay non debbano poterlo rappresentare



«Respingiamo le intimidazioni del Potere! Gli scherani della dittatura del Pensiero Unico davvero non riescono a tollerare voci dissenzienti. E continuano a tentare di imbavagliare chi osa dissentire». È quanto scriveva solo pochi giorni fa Gianfranco Amato. Ma non è passato molto tempo prima che il leader integralista ostentasse la sua convinzione riguardo al fatto che quella presunta "libertà" debba essere un prerogativa a lui solo riservata. Nulla di nuovo, dunque, per quel cavaliere dell'ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che è ben felice di essere tutelato dalla legge Reale-Mancino mentre si impegna cinicamente per impedire che le medesime tutele possano essere estese ad altri. O nulla di nuovo per un tizio che va in giro ad abusare della religione come strumento di auto-promozione attraverso tesi che appaiono assai blasfeme e lesive del credo religioso altrui.
Al pari di un qualunque fondamentalista dell'Isis, ora anche Gianfranco Amato pare voler sostenere che la sua opinione debba essere ritenuta una volontà divina e che ogni sua singola parola debba valere come una legge biblica atta a limitare la libertà altrui. Ed è così che se una serata gay riproduce l'ultima cena, lui si mette a sbraitare istericamente che Dio è roba sua e che dunque nessuno deve poterlo riprodurre in forme che non siano sgradite a lui, ossia bianco e con lineamenti europei che possano cancellare quella realtà storica che vedeva in Gesù un extracomunitario di con la pelle presumibilmente olivastra.

Intenzionato a rinnegare Gesù fino in fondo e seminare zizzania contro il suo volere, l'integralista ha tentato anche di creare inutili divisioni con il suo affermare: «Pare proprio che il periodo liturgico della Settimana Santa riesca a stimolare i più bassi istinti offensivi dell’attivismo estremista lgbt. C’è un che di sovrannaturale. Un rigurgito ingiurioso e luciferino di spregio anticristiano».
In realtà a risultare un vero sfregio anticristiano sono principalmente i comizi in cui lui è solito atteggiarsi al peri del fariseo di biblica memoria nell'elargire quei giudizio che Gesù aveva invitato a tenere per sé stessi, ma ormai pare evidente che nel mondo di Amato la religione è un qualcosa che serve solo a promuovere la sua ricorsa del potere personale. Ed infatti la sua propaganda arriva ben presto al sostenere che «il primo a reagire in maniera ferma e ineccepibile è stato Raffaele Adinolfi del Popolo della Famiglia di Salerno».
Sfruttato il sangue dei cristiani uccidi in Egitto a proprio uso e consumo e omesse quelle dichiarazioni dei creatori del manifesto che avrebbero potuto vanificare la sua promozione dell'odio, il signor Amato si affretta anche ad insultare Arcigay sostenendo che loro reazione sarebbe stata «isterica, stizzita ed offensiva com’era del resto prevedibile».
La premessa è dunque che i gay non devono poter rappresentare Gesù perché lui si è ormai impadronito della religione e pretende di essere lui a decidere come la si debba trattare e chi ne possa parlare. Inoltre si sostiene che chiunque si genufletta dinnanzi alla sua eterosessualissima persona abbia ragione a priori mentre sia facilmente prevedibile che i gay abbiano sempre torto in virtù di come osino vivere anche se lui non li tollera.
Immancabile è anche il suo sostenere che il prete abbia condannato quel gesto e che dunque lui abbia tutto il diritto di sostener che i gay debbano essere indicato come miscredenti dato che osano esser gay nonostante lui abbia chiaramente detto che non devono poterlo essere in virtù di come lui creda in una divinità che disprezza i suoi figli quando non sono nati in Occidente o quando non eiaculino nella vagina di una donna. Scrive:

Don Nello, dopo essersi affrettato a precisare che non intende esprimere alcuna condanna nei confronti degli autori dell’immagine sacrilega, si è limitato ad un generico appello al rispetto dei credenti, precisando quanto segue: «Non si può giocare con l’arte e la religione. I quadri non vanno mai deturpati, non possono essere imbrattati in una certa maniera». Si fatica a comprendere se il sacerdote imputi la gravità del fatto più all’oltraggio del prestigio artistico di Leonardo Da Vinci, che all’offesa dell’immagine sacra di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo, comunque, il giudizio finale del reverendo Parroco: «Quanto fatto è dissacrante per chi crede, per chi non crede non ha alcun significato».

Il sedicente "cristiano" sostiene anche che la legge dovrebbe impedire al libertà religiosa altrui e che dovrebbe mettere in carcere chiunque osi contrastare la sua ideologia religiosa, ovviamente finalizzata a spacciare Gesù come una legittimazione alla xenofobia, al razzismo e all'omofobia. Ed è mischiando il suo disprezzo per i gay al suo sprezzo verso l'islam che Amato afferma:

Una domanda, poi, la vorrei porre ai titolari del locale che hanno consentito l’esposizione della locandina blasfema. Se al posto di Gesù Cristo ci fosse stato il profeta Maometto, i signori proprietari del bar avrebbero dato il loro consenso? Penso proprio di no, perché sono convinto che essi non avrebbero certamente voluto offendere il sentimento religioso dei musulmani e rischiare una denuncia penale. Mi permetto di ricordare, infatti, che il vecchio reato di «offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone», previsto dall’art. 403 del codice penale, è stato modificato nel reato di «offese ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone», proprio per estendere la sua applicazione anche ad altre fedi. Una volta caduto il privilegio del cattolicesimo – non più considerato “religione di Stato” – ci ha pensato l’art.7 della legge 24 febbraio 2006, n. 85 ad unificare nella tutela apprestata da tale disposizione tutte le confessioni religiose, eliminando, appunto, la disparità di trattamento tra la religione cattolica e le altre, già sollevata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.168 del 18 aprile 2005. Ora resta da capire se Il reato di offesa ad una confessione religiosa previsto dall’art. 403 del codice penale valga solo per la fede musulmana, ebraica, sikh, indù, buddista o comprenda anche quella cristiana. Un giudice a Salerno ci saprà dire.

L'impressione è che il tentativo di creare opposizione sia ciò che rende Gianfranco Amato un infallibile alleato di satana nell'allontanare i fedeli dalla religione, dato che lo sfruttamento politico della religione quale strumento di legittimazione all'odio non può che alimentare le proteste. E questo è un dato di fatto.
E se pare evidente che lui auspichi atti violenti contro i cristiani da poter strumentalizzare a suo uso e consumo (nota è la diapositiva con cui sfruttava il cadavere di un cristiano ucciso per promuovere l'omofobia), basterebbe anche solo un po' di buonsenso per comprendere che in realtà la protesta è una forma per riappropriarsi di un qualcosa che è stato sottratto dai detrattori, probabilmente preferibile a quella apatia che lui auspica nella speranza che i gay non rivendichino più il loro diritto alla fede.
Gesù di concedeva a tutti ed è buffo che un qualunque Amato ora pretenda di negarlo a chi non lo rappresenta secondo la sua ideologia e secondo la convenienza del suo partito. E speriamo che un giudice di salerno possa ricordare al signor Amato che la fede non è una proprietà del suo partito anche se il suo compagno Adinolfi ha già tentato di mettere un prezzo di copertina alla croce di Cristo.
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