Le Iene hanno criminalizzato l'omosessualità. Emigrare è l'unico rimedio per difendersi dall'italica omofobia?



«Quel ragazzo in ginocchio davanti a lui assaggia ben altro che un drink». «Il piatto forte è un uomo incatenato e appeso a gambe aperte e un altro che, più che dargli una mano, gli da proprio il braccio». Sono queste alcune delle frasi pronunciate da Filippo Roma in un servizio televisivo che che pareva voler creare odio omofobico che occuparsi delle presunte accuse rivolte all'Unar.
Se in Italia il sesso non costituisce reato e se all'interno dei circoli provati è lecita l'attività sessuale fin tanto che sia consensuale e fra persone maggiorenni, difficile è comprendere quale sia il senso di mostrare quella immagini in virtù di come le persone coinvolte non rientrassero nelle loro accuse di prostituzione. L'unico obiettivo plausibile è che si sia voluto strizzare l'occhio all'integralismo cattolico, ossia a quei grupoi vicini al proprietario della loro emittente che già chiedono che sia soppesata qualunque attività di contrasto al bullismo in modo da assicurare che migliaia di adolescenti possano essere picchiati a sangue nel nome di Filippo Roma.
E sinceramente non se ne può più, tra un Giovanardi che va in giro a dire che i gay devono rendergli conto ci ciò che fanno nel loro sesso e di un Filippo Roma che per qualche euro presenta i gay come persone che vanno su una sling farsi fistare. Il tutto, peraltro, senza che sia chiara la motivazione della sua "denuncia" in virtù di come il sesso consensuale sia perfettamente lecito e legale. E non se ne può più neppure di dover dare spiegazioni di qualunque azione venga commessa da chi condivide il medesimo oriantamento sessuale a meno che Roma non voglia darsi spiegazioni del perché gli eterosessuali come lui vanno a puttane, ammazzano la ragazza o commettono stupri su minori. In fondo se lui esige che i gay rendano contro di tutto ciò che fa un altro gay, perché lui dovrebbe potersi astenere dal dover rispondere di qualunque cosa faccia un altro etero? Vada lui da sua madre a spiegarle che non si fa mettere un braccio nel culo come dice la tv, poi se ne può anche riparlare.
Ma forse basta osservare come un programma che spinge i suoi telespettatori ad inneggiare ad Hilter e alla creazione di centro di sterminio in cui bruciare vivi tutti i gay per comprendere che si è endati oltre il lecito. Ora non sappiamo se il buttafuori in questione ucciderà davvero qualcuno come ha promesso sulle loro pagine, ma sappiamo che la vita sarà più complicata per chi sarà vittima delle ritorsioni e delle violenze che l'integralismo ha già messo in campo.
Chissà, forse l'Italia non è un Paese per gay e l'emigrazione è l'unica salvezza di chi rischia di essere condannato a dover rispondere di azioni mai compiute a fronte di personaggi senza scrupoli che sfruttano l'omofobia per qualche denaro.

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